Approfondimenti Decluttering

Conservare il superfluo: come perdere tutto alla lotteria degli oggetti

alcune componenti del corso di decluttering

Siamo nelle fasi di rifinitura del corso di decluttering e, per essere sicuri di non lasciare nessuna delle vostre domande senza risposta, un mese fa abbiamo chiesto agli iscritti alla mailing list del corso di mandarcele. Anche le più scomode. E le risposte non si sono fatte attendere…alcune mi hanno colpito particolarmente, tanto che ho deciso di rispondere con alcuni articoli dedicati. Questo è il primo della serie, e comincio proprio con la primissima domanda che ci è arrivata. Che in effetti è scomoda davvero, ma sono contento che qualcuno l’abbia fatta, perché sorge da sentimenti molto comuni con cui tutti, nel tentativo di migliorare il nostro ambiente e la nostra vita, ci troviamo a confrontarci.

Gaia è una nostra lettrice che da tempo lotta con un problema di accumulo nella sua abitazione. Da una parte sente che casa sua sarebbe più bella e confortevole senza tutta quella roba ammassata, dall’altra però qualcosa la frena. Ci racconta un episodio recente che ben rappresenta il suo problema:

La domanda scomoda: ma siamo sicuri che serve fare decluttering? […]

In un decluttering recente ho buttato un vecchio vestito della ex-moglie di mio padre. Era un vestito importante che lui le aveva regalato in un viaggio. Tutto nero, plissettato, lungo fino ai piedi. Pensavo: non lo metterò mai, mi ricorda una persona che non mi piaceva. Così l’ho messo nel sacco per la Caritas. A mio padre non l’ho detto perché era un suo regalo costato – diceva – un sacco di soldi. È vero che l’aveva regalato a lei ma quando lei glielo aveva restituito lui ha pensato che io potessi in qualche modo dargli un nuova vita, un senso diverso a quel suo gesto d’amore.

Ora succede che da qualche mese canto in un coro e siamo stati convocati per un concerto importante. Quel vestito sarebbe stato perfetto ma ahimè non c’è più. Io ho un unico abito lungo da sera beige (non sono avvezza alla vita mondana…), ricordo di una bella vacanza estiva in Tirolo. L’ho portato a tingere (il nero è obbligatorio) e così ho risolto il problema. 

Ma in un angolino del mio cervello c’è un tarlo che lavora. 

Perché ho buttato l’altro vestito? Sarebbe stato perfetto, avrei risparmiato i soldi della tintoria e avrei fatto contento mio padre. Mi consolo pensando che l’energia che avrei avuto intorno con quell’abito sarebbe stata negativa… ma chissà… chi può dirlo? Ecco questi episodi mi frenano un po’ mi fanno pensare che forse più che eliminare bisognerebbe essere ordinati e rispettosi, non so… mi sento un po’ in colpa.

Cara Gaia, prima di tutto grazie per il tuo contributo e per aver condiviso con noi un pezzo importante della tua vita emotiva. So per certo che moltissimi altri incontrano difficoltà simili, e la tua domanda mi dà l’occasione perfetta per parlarne.

Chi ha tentato l’impresa di liberare il proprio spazio dagli accumuli conosce bene i sentimenti e i dubbi di Gaia: “sarà giusto eliminarlo?” – “Mi ricorda XYZ…” – “È costato dei soldi!” E se poi un oggetto eliminato si rivela invece utile in seguito, viene il dubbio che tutta questa storia del decluttering non sia poi così salutare, che in fin dei conti faremmo bene a portare avanti la tradizione dei nonni che hanno vissuto la guerra e conservare tutto quel che possiamo…in fondo, come dice Gaia, chi può dirlo? Non si sa mai. Vai a vedere che, alla fine, ha ragione chi tiene tutto con l’idea che “può sempre servire”. “Ecco! L’ho dato via e ora mi servirebbe! Tu e il tuo decluttering! Hai visto, che POTEVA SERVIRE?”

Ma questa reazione apparentemente logica non tiene conto del quadro complessivo. 

biglietti della lotteriaÈ vero: a volte succede che ALCUNI degli oggetti conservati si rivelino davvero utili. Ma c’è una differenza fondamentale tra un oggetto che serve e uno che può sempre servire. Nel secondo caso, non sappiamo QUALI di questi oggetti serviranno poi davvero, e quali no. E non sapendolo, l’unico modo per non eliminarne uno che poi si sarebbe rivelato utile è tenerli TUTTI. Ve lo dico subito senza mezzi termini: questa strategia è disastrosamente perdente. È un po’ come dire che, siccome alcuni biglietti della lotteria vincono dei premi, allora è giusto comprarli tutti. Ovviamente, comprarli tutti non ha alcun senso perché il costo complessivo di tutti i biglietti è molto maggiore del valore dei premi. E quello che resta fuori dal calcolo del “può sempre servire” è precisamente questo: il costo della conservazione degli oggetti che non serviranno mai. Il costo dei biglietti perdenti.

Un criterio del genere potrebbe funzionare se tenere gli oggetti non ci costasse nulla. 

Invece, ogni oggetto in nostro possesso ha dei costi: il costo del suo acquisto, certo, ma anche quello dello spazio che occupa, del tempo che richiede per essere gestito, ad esempio spostato, trasportato, pulito. Se un oggetto è alloggiato nel nostro spazio personale, è certo che ci sta privando di qualcosa; perché abbia senso tenerlo, deve darci almeno altrettanto in cambio. Deve risolverci dei problemi, o darci vero piacere. Perché se ci toglie più di quanto ci dà, il possesso di quell’oggetto sta riducendo il nostro benessere anziché aumentarlo. Questo è il punto essenziale: gli oggetti in eccesso non sono innocui. Gli oggetti in eccesso provocano un danno.

i costi nascosti degli oggetti

L’esperienza dimostra che quando teniamo un oggetto con l’idea che può sempre servire, 99 volte su 100 di fatto non servirà. Significa che su 100 oggetti che teniamo perché “possono sempre servire”, 99 provocano un danno: generano problemi, anziché risolverli.

Purtroppo, i danni dell’accumulo sono molto più gravi di quanto si pensi. 

Onestamente, neppure noi pensavamo che fossero così gravi prima di scrivere il corso di decluttering. Il danno economico è abbastanza evidente: ho pagato per oggetti che non uso, che a loro volta occupano uno spazio che ho pagato (o pago) e non posso usare per il movimento o l’attività. Nel corso consigliamo un semplice calcolo per quantificare l’ordine di questo danno, perché le cifre che risultano sono così inaspettatamente alte che diventano un fortissimo fattore motivante. Altri danni sono meno evidenti, ma anche più gravi, a cominciare dai danni psicofisici: gli accumuli disordinati hanno sul Feng Shui di un’abitazione effetti che – in base all’entità dell’accumulo – variano dal fastidioso al tragico. Ci sono poi i danni temporali, i danni relazionali e sociali.

i danni degli oggetti superflui

La lista è lunga, e non è questo il luogo per spiegare come questi danni vengano generati nel dettaglio. (Il luogo per farlo è la prima parte delle lezioni video del corso, capire il problema).

la prima parte del corso di decluttering

Conosco personalmente individui che per via di un disturbo da accumulo hanno rischiato di bruciare vivi, o vivono in un terzo dello spazio che stanno pagando, o hanno guastato irrimediabilmente il rapporto con i familiari e/o la loro immagine pubblica. Altri che non conosco di persona hanno avuto sorti ben peggiori. E sono certo che tutti, prima o poi, hanno pronunciato la fatidica frase.

“Può sempre servire” è forse l’obiezione più comune al decluttering. 

È una reazione istintiva che manifesta il timore di trovarsi vulnerabili e sprovvisti nel momento del bisogno. È così fondamentale che nel corso ha una serie di slide tutte per sé:

un uomo circodato dal ciarpame

il criterio di selezione più vago in assoluto

Purtroppo, la reazione più comune è anche una delle trappole più insidiose. La medaglia indica che “può sempre servire” è il criterio di valutazione che più di tutti porta ai danni da accumulo. Perché? Perché è in assoluto il più vago, il più generico. È un non-criterio: con un po’ di fantasia, TUTTO può sempre servire. E infatti, chi ragiona così tiene proprio di tutto, perfino oggetti che da osservatori esterni vengono considerati spazzatura vera e propria.

Altri oggetti, invece, hanno un valore e una potenziale utilità, come il vestito di Gaia. Un giorno potrebbero effettivamente servire. Ma non lo sappiamo con certezza. La loro utilità è incerta. Tuttavia, siamo sicuri che che finché occupano il nostro spazio in attesa del grande giorno in cui finalmente serviranno, contribuiscono a creare un accumulo che ci danneggia in modo certo e continuo.

utilità incerta contro utilità certa

In ultima analisi, quindi, abbiamo due possibilità: 

A. tollerare l’incertezza, cioè fare decluttering rischiando di eliminare qualcosa che prima o poi sarebbe tornata utile

B. tenerci gli accumuli con tutto ciò che ne consegue

Dopo aver studiato l’argomento per anni e aver conosciuto da vicino il disturbo da accumulo, sia come esperto Feng Shui, sia come individuo, parente, amico, non ho il minimo dubbio che la scelta giusta sia la A.

[box type=”alert”]Se l’utilità di un oggetto è incerta, va allontanato dal nostro spazio. Perché se conservassimo tutti gli oggetti di utilità incerta che vi transitano subiremmo un danno molto maggiore della occasionale e temporanea mancanza di un oggetto utile.[/box]

Oltre tutto, un’abitazione piena di accumuli ha effetti psicofisici che aumentano la probabilità che nel selezionare gli oggetti facciamo la scelta sbagliata. Il comportamento di accumulo è legato a una condizione di generale disorganizzazione, confusione mentale, insicurezza, difficoltà a prendere decisioni, alla tendenza a lasciare troppe questioni aperte, e alla sensazione di essere sempre tirati in troppe direzioni simultaneamente. Più accumuli, e meno riesci a scegliere. Più accumuli, e più separarti dagli oggetti risulta difficile e doloroso. Viceversa, più procedi nel decluttering, e più impari a fare le scelte migliori.

gli accumuli creano confusione mentale

Questo significa che se Gaia avesse GIÀ sviluppato buone pratiche di decluttering..

  1. la sua abitazione le avrebbe permesso di muoversi, respirare e pensare in modo più libero e chiaro
  2. avrebbe avuto un semplice sistema di allocamento dello spazio. Avrebbe saputo esattamente quanto spazio prendono i suoi vestiti rispetto a tutti gli altri oggetti, e avrebbe potuto valutare più lucidamente la possibilità di tenere quello, magari per un’occasione come il concerto
  3. se avesse scelto di donarlo comunque, l’avrebbe fatto in modo deciso, sereno e senza rimpianti, anziché sentirsi confusa e avvilita

Data la situazione, la scelta di Gaia è stata comunque la migliore. È la scelta che, alla lunga,  conduce al benessere maggiore. Se avesse tenuto il vestito con l’idea che poteva servire in tempi e modi non specificati, avrebbe dovuto fare lo stesso con mille altre cose che arrivano nella sua abitazione. Il che peserebbe sul benessere suo e dei suoi cari molto più della mancanza di quel vestito. Cosa sono le poche decine di euro della tintoria in confronto ai danni economici, psicofisici e relazionali profondi che provocano gli accumuli a lungo termine?

So benissimo che il pensiero di aver eliminato un oggetto che ora sarebbe utile è un’esperienza fastidiosa e, in qualche modo, triste. Ma le ricompense di uno spazio libero e vitale la ripagano ampiamente! A volte la decisione giusta è dolorosa, e per ottenere un benessere maggiore dobbiamo rinunciare a una gratificazione minore. 

Purtroppo, distinguere tra un valore maggiore e minore è proprio una delle cose che riescono difficili quando abbiamo un problema di accumulo. 

Tempo e spazio limitati ci impongono di fare delle scelte. Ma come facciamo a scegliere se non abbiamo chiaro il posto degli oggetti (e delle attività, relazioni, progetti..) in una gerarchia di valore? Come facciamo a rinunciare serenamente a qualcosa se non sappiamo cosa conta di più, e cosa meno? La ricerca dimostra in modo molto chiaro che una delle ragioni alla base dell’accumulo è la difficoltà ad attribuire alle cose un certo valore relativamente ad altre cose. E in effetti, per quanto strano possa sembrare, nei casi più seri di accumulo compulsivo è tipico vedere oggetti di grande valore accatastati insieme a inutile ciarpame o spazzatura vera e propria.

I problemi di accumulo dimostrano una ridotta capacità decisionale.

E non c’è bisogno di essere casi clinici per avere difficoltà a decidere. A chi tra noi non farebbe bene avere le idee più chiare sui propri valori e priorità?

Ad esempio, nel discorso di Gaia mi ha colpito questa frase: “forse più che eliminare bisognerebbe essere ordinati e rispettosi, non so… mi sento un po’ in colpa.”

Si porta rispetto a qualcosa che vale. Probabilmente Gaia intende che bisognerebbe essere “rispettosi” del valore degli oggetti, del lavoro di chi li ha creati, di quello che hanno richiesto per essere acquistati, e magari della storia che rappresentano. Indiscutibilmente, queste cose hanno un valore. Ma se parliamo di fare delle scelte, il punto non è cosa ha valore.

Il punto è cosa ha PIÙ valore, che cosa merita PIÙ rispetto. 

Vale la pena di considerare che:

1. Tenere in ordine gli oggetti inutilizzati non risolve il problema degli accumuli, e comunque non è una soluzione realistica. Tenere in ordine un gran numero di oggetti richiederebbe una quantità di tempo che nessuno di noi può realisticamente dedicargli. Infatti gli accumuli sono quasi sempre disordinati. Abbandonare gli oggetti a un polveroso oblìo chiusi in qualche sportello o in una catasta di cianfrusaglie non significa onorarli. Significa svilirli e insultarli.

2. Nell’accumulare oggetti, stiamo svilendo e insultando anche lo spazio che bloccano. Anche lo spazio delle nostre case ha un valore, anche lo spazio ha richiesto tempo e fatica per essere creato e acquistato, o mantenuto. Anche lo spazio ha una storia, anche lo spazio ci rappresenta. Intasarlo con mucchi di roba che non usiamo è una mancanza di rispetto sia per noi stessi, sia ovviamente per tutti coloro che lo condividono con noi.

3. Dalla qualità del nostro ambiente di vita dipende in larga misura la qualità della nostra salute fisica e mentale, la nostra vita familiare e relazionale. Queste cose non meritano forse rispetto? Non ne meritano forse PIÙ dei pochi oggetti che si rivelerebbero utili dopo essere stati eliminati? Se ci sentiamo in colpa per aver eliminato un oggetto che poteva servire, quanto dovremmo sentirci in colpa per aver compromesso la qualità del nostro spazio per tenere quello e altre migliaia di oggetti solo potenzialmente utili?

Conservare gli oggetti può essere una forma di rispetto, ma può anche essere una mancanza di rispetto. È sempre una questione di valore: per dare rispetto a cose di valore inferiore, rischiamo di non rispettare cose di valore superiore. È questa la grande trappola dell’accumulo: ci porta a rinunciare all’oro, per restare aggrappati al piombo. Ed è questa la grande lezione e la grande ricompensa del decluttering: impariamo a rinunciare al piombo, per fare spazio all’oro, nella nostra casa e, di riflesso, nella nostra vita.

rinunciare al piombo per tenere l'oro

“Ma siamo sicuri che serve fare decluttering?” 

Sì, noi ne siamo sicuri. E vogliamo che lo siate anche voi, motivo per cui cerchiamo di fare informazione di qualità sull’argomento. Per esempio così: fra qualche giorno daremo a tutti i nostri iscritti l’accesso a una serie di video didattici sui principi d’azione nel decluttering, completamente gratuiti. Scorrete in basso la pagina per una piccola anticipazione e…rimanete sintonizzati!

 

Ecco una anticipazione

dagli imminenti video gratuiti!

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Informazioni sull'autore

Stefan Vettori

Stefan Vettori

Penso che il mio viaggio nel Feng Shui sia iniziato quando, da piccolo, mi sono chiesto: ma perché le città sono tanto brutte? Possibile che non facciano stare male nessun altro oltre a me? Possibile che nessuno preferisca forme e colori più gradevoli, più morbidi?

17 commenti

  • Grazie mille!
    Non credevo di aver scritto una cosa così importante!!!!
    Grazie anche per la risposta, molto articolata e convincente.
    Dopo averla letta ho fatto un pensiero ancora più sconvolgente: e se fosse proprio perchè mi sono liberata del vestito nero e di tutta quella storia affettiva contorta e soffocante, che si è presentata l’occasione del concerto? Lo dico perchè è stato un evento talmente grandioso, imprevedibile, al di là di quello che realisticamente potevo aspettarmi che… bah, io non credo al ‘caso’. Così col senno di poi dico: vedi che dovevo proprio regalarlo?
    Che bello! Grazie per avermi acceso questa lampadina.
    Ok anche per la diagnosi impietosa: è vero, ho tanto, tanto, tanto, tanto e ancora tanto decluttering che mi aspetta…
    Altra cosa: adolescenti. Mi piacerebbe avere un aiuto specifico perchè è un momento delicato della crescita in cui il disordine regna sovrano Perchè? Che possiamo fare come genitori? Se metto a posto io sono invasiva, se insisto perchè lo facciano loro sono noiosa, se ignoro il problema mi prendono gli attacchi di panico (in senso buono, per carità… ma penso che mi capiate…). insomma che fare?
    UN caro saluto. Avanti così. Gaia

    • Ciao Gaia, certo che è importante! I vostri commenti e domande sono lo specchio dei problemi che centinaia di migliaia di persone affrontano tutti i giorni. Noi ne raggiungiamo qualcuna meno magari ma è sempre utile.

      Mi piace la tua idea sull’effetto sbloccante del vestito…in effetti un articolo pensavo di scriverlo anche su come allontanare dal nostro spazio oggetti legati a esperienze particolari può rompere simbolicamente dei vecchi schemi e aprire la strada a eventi di svolta. Beh cosa aspetti? Vai a cercare qualcos’altro da donare poi aspetta che la magia abbia effetto…;-)

      Adolescenti: eeeeeee brava… Adesso ti rispondo anche alla domanda più difficile (quella più scomoda l’hai già fatta) in cinque righe di commento 🙂
      No scherzi a parte, non sarebbe né onesto né utile. “La roba degli altri” è stato IL singolo punto più problematico da trattare in tutto il corso, non perché non ci siano buone strategie da seguire, ma perché essendo coinvolte altre persone il nostro controllo sulla cosa è molto più ridotto in ogni caso. Se parliamo di adolescenti, poi…

      Uno spunto di riflessione però te lo dò subito: i giovani imparano per imitazione. Se la TUA casa è piena di accumuli, cosa ti aspetti dai TUOI figli? E alla luce di questo, quale sarà mai il modo per spingerli in modo non invasivo a fare ordine…?

      Ho capito dai, metto il tema adolescenti in scaletta per un altro articolo…

  • Ciao Lorenzo,complimenti per queste “pillole di saggezza” sull’argomento.
    Avrei una domanda da porre che mi faccio sempre ogni volta che decido di fare “pulizia di spazio” : a chi potrei dare le mie cose,sapendo che veramente potrebbero essere utili come lo sono state per me ?! la paura di non sapere effettvamente in quali mani andranno e soprattutto non essere certa che condividano lo stesso scopo e cioè di fare del bene a chi le riceverà,mi blocca.(brutta esperienza sui vestiti) Premetto che dove posso,butto via ogni momento : il risultato è una bellissima sensazione di libertà di respiro ! Grazie .

    • Ciao Paola, concordo al 100% sul fatto ci si debba disfare degli oggetti nel modo più ecologico e responsabile possibile; la prima scelta quindi è sempre quella di regalarli a persone che ne hanno veramente bisogno, o che cmq li apprezzano. Nel corso elenchiamo circa una decina di modi in cui è possibile liberarsi degli oggetti una volta che abbiamo preso la decisione, e penso che a molti di quelli sarai già arrivata da sola visto che già sei addentro al decluttering…la risposta alla tua domanda però non può essere data sul piano dei metodi pratici, quelli aiutano ma il punto è un altro.

      Come si può evincere dall’articolo qui sopra, una delle paure alle radici dell’accumulo è la paura dell’INCERTEZZA, come pure quella della separazione. Cosa ne sarà dei miei oggetti? E se vengono poi maltrattati e sprecati? (E se poi scopro che l’oggetto poteva servire?)

      Onestamente, non c’è una soluzione pratica a questo problema. La strada per un maggiore benessere è quella dell’accettazione. Dobbiamo accettare che non possiamo sempre mantenere il controllo di quello che succede a noi, e tanto meno alle “appendici” con cui ci siamo identificati per qualche anno. Dobbiamo accettare che la vita, per essere tale, deve scorrere, e che tutto ciò che ha un inizio, ha anche una fine. A volte dobbiamo essere testimoni di una fine non bella. Ma è sempre meglio che rimanere paralizzati nell’intimo dalla paura del cambiamento.
      Se dobbiamo eliminare centinaia o migliaia di oggetti è impossibile sapere con certezza che verranno usati bene. Fai quello che puoi per aumentare quella probabilità, e poi salutali augurandogli il meglio. Vivere e respirare liberi è più importante della sorte degli oggetti.

      Ricordatevi un assioma fondamentale del decluttering: sono gli oggetti che esistono per servire noi, non noi per servire gli oggetti.

      • Ciao Lorenzo,la risposta notturna ha fatto centro !!!….la cercherò di usare come “training autogeno”x meditare,aspettando il completamento del corso che spero,partirà a breve. Grazie ancora per la tua disponibilità e chiarezza. Buona serata.

        • Grazie a lei per il commento Marisa 🙂
          Se le interessano altri articoli sullo stesso argomento, mi trova sul mio sito Decluttering Efficace.
          A presto!

  • Grazie mille per queste prime informazioni sul decluttering. Mi è piaciuta Gaia, ha espresso il mio pensiero e i mie sentimenti alla perfezione! Tra l’altro, sono anche io molto interessata alla sua domanda riguardo agli adolescenti, perché ho lo stesso identico problema con mia figlia. Aspetto con ansia la risposta, perché a parte chiudere la sua stanza a chiave e buttarla via non so cos’altro fare. Vi dico anche come ho cominciato a risolvere il problema dell’accumulo in casa mia: ogni giorno butto via (oppure regalo, è lo stesso) qualcosa. Non è necessario che sia una cosa importante o ingombrante, anzi, in genere non lo è, tipo, ad esempio, i sacchetti di plastica che zampillano dal cassetto a loro riservato: se non ce ne stanno più, vuol dire che sono troppi…via! Ogni giorno mi sento meglio dopo aver scelto la cosa da buttare. Grazie, un saluto a tutti

    • Ciao Francesca, grazie a te per il commento!
      Adolescenti: vedi sopra…

      Ottima l’idea di eliminare qualcosa ogni giorno, è una tra varie tecniche che nel corso chiamiamo “minimali” e che sono ideali sia per un ingresso “dolce” nel decluttering, sia per mantenere nel tempo i risultati ottenuti.

      Te ne dico un’altra con cui ti puoi divertire: fai che per ogni oggetto che entra in casa, almeno DUE di massa analoga devono uscire 🙂

  • S.Francesco non so se possa essere considerato il “fondatore” del decluttering ma di certo quando si trovò in perfetta letizia dopo aver donato tutti i suoi averi, nello sconcerto generale dei suoi familiari, a famelici predatori che si portarono via tutto dileggiandolo e lasciandolo spoglio anche di ciò che indossava, potrebbe essere annoverato fra i pionieri di questa scelta di vita. Mi ha recentemente aiutato il Bisagno a Genova liberandomi di un’auto e una moto ancora valide ed efficienti, ma non più commerciali. Avrei avuto qualche remora ad avviarle alla demolizione solo perchè anzianotte, ed anche mi viene in mente che non tutto ciò che è anziano va “rottamato”, e che le cose hanno un’anima, e l’abbandono degli animali e degli anziani e di tutto ciò che non serve nella “civiltà” moderna, e che nelle campagne non si butta via niente: come la mettiamo con un fil di ferro arrugginito col quale si ripara una rete di un pollaio? Il tema è complesso!!!

    • Ciao Guido,
      commento interessante, ma forse c’è un equivoco: mi sembra che il tuo discorso sottintenda che l’eliminazione rischi di trasformarsi in spreco, ma il senso del decluttering è proprio l’opposto dello spreco. Lo spreco si previene evitando gli eccessi. Non si parla di buttare via una cosa vecchia in quanto è vecchia, ma di eliminare il TROPPO, cioè qualsiasi oggetto che con la sua presenza ti crea più problemi di quanti ne risolve. E questo va fatto anche alla fonte, cioè abituandosi a non COMPRARE (o raccogliere) cose in eccesso.
      In questo senso, non vedo l’opera del Bisagno come un aiuto nei tuoi confronti, dici tu stesso che i tuoi mezzi funzionavano ancora bene, quindi non erano oggetti problematici. Semmai è problematico il fatto che il mercato ci spinga a un ricambio troppo frequente di oggetti per poterne vendere di nuovi in continuazione (vedi l’assurdità della cosiddetta obsolescenza programmata), il che risulta in un inevitabile sovraccarico sia degli spazi privati che dell’ambiente.

  • Tantissime volte mi sono trovata a buttare o regalare tanti oggetti (ho la casa pienissima anche di tante cianfrusaglie oltre a cose di valore…) ma ogni volta che vado fuori casa mi ritrovo ad acquistare se non proprio gli stessi, oggetti simili, come un vero e proprio tic. In pratica mi sembra di essere un’ acquirente compulsiva, ritrovandomi ogni volta da capo se non peggio. Sono stanca di me stessa e forse mi stancano proprio quelle cose, intasano i miei movimenti e impediscono il libero fluire delle mie energie, tra l’altro rendendomi complicata la pulizia degli spazi. Sono molto demotivata e stanca. Non ce la farò mai a liberarmi di tutta quella roba…

    • Ciao Antonella,
      grazie per il commento che riflette problemi molto comuni. Il fatto che lo spazio torni ad essere riempito dopo essere stato liberato è il motivo fondamentale per cui i metodi pratici di decluttering, da soli, sono sostanzialmente inefficaci. Perché funzionino, vanno sostenuti con un lavoro psicologico che risolva il problema alla radice, cioè sciogliendo i nodi interiori che provocano in noi il comportamento di accumulo.

      Nei video gratuiti che presto pubblicheremo, quello di bloccare il flusso di oggetti in entrata è il PRIMO problema che trattiamo, precisamente perché se non fai quello per prima cosa, tutto il resto del lavoro è inutile.

      Confermo che gli accumuli provocano un abbassamento della vitalità e della motivazione, ed è ovvio che in quelle condizioni il lavoro di decluttering sembra un compito immane. Ma anche per questo c’è una soluzione. Se sei iscritta alla nostra newsletter, riceverai anche tu l’invito per i video gratuiti. Non disperare! 😉

  • Interessantissimo!
    Siamo tutti a rischio di comportamenti inadeguati che non sappiamo spiegarci!
    Ho letto con molta attenzione tutto.
    Farò tesoro di alcune vostre spiegazioni e consigli !!

    • Grazie Roberta, ci fa molto piacere!
      E se non l’hai ancora fatto, iscriviti alla nostra newsletter perché abbiamo molti altri articoli in programma sull’argomento decluttering!

  • ciao Lorenzo. Avevo iniziato circa 2 anni fa con lo space clearing, libro-quaderno-svolgimento lezione, ma ad un certo punto mi sono arenata. Sinceramente non ri cordo perché, ma di sicuro devo aver trovato un’applicazione di una pratica che mi dava FASTIDIO!
    Ora ho deciso di seguire il vostro corso di decluttering on line, ma vorrei avere info precise circa i costi.
    Grazie.

    • Ciao Ida,
      prossimamente lanceremo una serie di video gratuiti che conterrà alcuni moduli del corso di decluttering, in modo che tutti possano farsi un’idea di cosa acquistano. I video conterranno anche informazioni approfondite sulla composizione e il funzionamento del corso e naturalmente sui costi. Ti posso anticipare che per una decina di giorni dalla pubblicazione il costo sarà ridotto di un terzo come promozione di lancio, e sarà ridotto di PIÙ DEL 50% per chi ha già frequentato dei corsi di Creative Feng Shui.

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